Kristoffersen, Hirscher e Pinturault: quando la difficoltà è un’opportunità per accellerare

Tutto il resto è noia? Per fortuna lo sci è uno sport di situazione dove le tante variabili esterne scompaginano sempre le carte nel bene e nel male.

OUTDOOR – Uno sport che si pratica all’aria aperta e in montagna, su una superfice instabile e mai uguale, sul ripido-sul piano, sull’angolato-sul filante, sul veloce-sul lento, con il sole e con la nebbia, con il vento a favore o contro. Si potrebbe andare avanti ad elencare le variabili quasi all’infinito, se poi si pensa a quali sono le possibili combinazioni fra queste si comprende che mai e poi mai potrà esserci una gara perfettamente uguale all’altra. Da un lato meno male, poiché noi spettatori davanti alla televisione non ci addormentiamo visto che gli imprevisti sono costantemente dietro l’angolo e spesso i pronostici più scontati si ribaltano clamorosamente. Se parlassimo di gare sui cento metri piani probabilmente sarebbe persino un po’ noioso rivedere due volte la settimana rivincere sempre gli stessi, per fortuna nello sci fino all’ultimo secondo non ci sono certezze, in un attimo il favorito principale che sta viaggiando a tutta può inciampare, farsi trovare impreparato in un dosso, o per assurdo perdere uno sci. Banalità certo, che chiunque pratica questo sport conosce perfettamente.

DOMINIO – Un’altra ovvietà è che quest’anno nelle discipline tecniche maschili tre atleti dominano costantemente e sono per questo definiti marziani: Marcel Hirscher, Alexis Pinturault, Henrik Kristoffersen! Argomento trito e ritrito ma tant’è che su dieci gare finora disputate hanno vinto quasi sempre loro: tre a testa rispettivamente Pinturault in gigante e Kristoffersen in slalom, due Hirscher una in gigante e l’altra in slalom, e quasi sempre quando non hanno vinto o non sono usciti sono saliti sul podio. Per fortuna a rompere la monotonia ci hanno pensato prima Mathieu Faivre a Val D’Isere in gigante e con nostro enorme orgoglio Manfred Moelgg pochi giorni fa a Zagabria. «Che barba che noia, che noia che barba» come diceva la compianta Sandra Mondaini, ma invece non è così, perché i tre ci sorprendono sempre, sfidandosi senza calcoli, dandosele di santa ragione e senza lasciare nulla di intentato per vincere. Interessanti le loro stesse espressioni o quelle dei leader provvisori che rimangono basiti nel constatare che sono stati inesorabilmente battuti o nel vedere il verde del cronometro segnare distacchi abissali. Marziani: cioè persone che vengono da un altro pianeta, anch’io ho spesso usato questo termine, ma in realtà non penso sia il più appropriato. Si potrebbe affermare che sono talenti naturali baciati da dono divino, sarebbe troppo semplice fosse così! Sono atleti in carne ed ossa, che sono arrivati a fare queste prestazioni attraverso un lavoro enorme, Kristoffersen affinando una tecnica sublime che probabilmente aprirà una strada per le nuove generazioni, Pinturault con una capacità di prendersi dei rischi che probabilmente ha coltivato fin da bambino, Hirscher con una forza mentale che gli permette di reggere il confronto e che lo ha portato a vincere ben cinque Coppa generali di seguito. L’aspetto sorprendente è che tutti e tre rendono l’impossibile banale, azzerando le difficoltà; appiattendo per esempio i dossi del gigante di Adelboden o buttandosi con irrisoria facilità nel ripidissimo finale dello slalom. Il loro segreto forse è proprio questo: dove gli altri anticipano, frenano o si tengono del margine, Loro accelerano, premono sul piede dell’acceleratore, usano la difficoltà come una opportunità per scavare la differenza! Certo hanno difetti anche loro come tutti i comuni mortali: Marcel deve aggiornarsi tecnicamente se non vuole essere regolarmente battuto dagli altri due nella loro specialità punto di forza, Henrik deve strutturarsi fisicamente per reggere il confronto in gigante, Pinturault deve essere più ordinato per non buttare al vento tanti punti con uscite sconsiderate. Lo faranno, ne sono certo, perché hanno tutti e tre una enorme voglia di primeggiare e così facendo continueranno a divertirci davanti alla tv o a bordo pista, lasciandoci di stucco in tante altre occasioni. A proposito andate a vedere le gare, per chi non lo ha mai fatto è uno spettacolo sorprendente ed entusiasmante che le telecamere riescono a rendere solo in minima parte.

CHE BRAVO MANFRED – Bravo Manfred Moelgg per il secondo posto che conferma Zagabria e forza, serve un altro passo e puoi arrivare al livello dei marziani, come tu stesso hai dichiarato. E’ proprio questo lo spirito giusto che deve esprimere lo sportivo di vertice, cercare di superare sempre e comunque i limiti definiti, alzare costantemente l’asticella (esclusivamente con mezzi leciti naturalmente!), questo è l’alto livello. Rispetto poi per lo sport del decubertiano motto “l’importante è partecipare”, che però è tutto un altro discorso, ha tutte altre finalità (a me servirebbe per perdere un po’ di pancia)!

ABBASSO L’ARBITRO – Sport di situazione nel bene e nel male dicevo: l’aspetto positivo appunto è questa costante imprevedibilità di risultati, quello negativo sono le condizioni ambientali che possono alterare pesantemente l’esito della gara, come è successo a Zagabria e nella prima manche dello slalom di ieri. Naturalmente sempre in parte perché come si vede alla fine vincono sempre i più forti, ma è indubbio che ad Adelboden la nebbia ha favorito i primi cinque partenti e penalizzato notevolmente gli altri (che occasione persa per Stefano Gross!). Che fare in questi casi? Piovono le critiche su chi deve decidere, se sospendere momentaneamente o addirittura annullare la gara, fra i puristi che amano solo lo spettacolo in condizioni ideali o chi vuole lo spettacolo comunque a prescindere. Come si diceva anche per altri casi, come ad esempio per il mancato cambio di programma a Santa Caterina fra la discesa e la combinata, a decidere alla fine è sempre la televisione. I diritti televisivi sono ormai il foraggio di tutti gli sport e conseguenzialmente anche dello sci, senza sponsor televisivi tutta la macchina della coppa del mondo sarebbe ferma e così la federazione internazionale e quelle nazionali, lo spettacolo-businnes non esisterebbe senza tv. Ecco allora che a decidere sono i palinsesti, le programmazioni, ecco che quando il programma di giornata prevede due manche sia al maschile che al femminile, anche solo il ritardo di un quarto d’ora provoca il caos nelle innumerevoli reti collegate, che non vogliono spostare telegiornali o programmi vari. Come mi comporterei io in questi casi? Onestamente non lo so, decidere non è mai semplice. Fate arbitrare almeno una volta a un bambino una partitella di calcio e vedrete che da grande non inveirà contro l’arbitro. I soldi sono il motore dello spettacolo e senza soldi lo spettacolo muore. Forse bisognerebbe come avviene negli sport motoristici far decidere di più agli atleti, unici attori del teatrino sci, a patto che mettano da parte gli interessi personali. Purtroppo anche qui cosa utopistica da ottenere!

tratto da raceskimagazine.it

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